L'improvvisato
cantante è visibilmente sollevato per l'ultima
e tutt'altro che scontata assoluzione che lo ha visto
sul banco degli imputati per il caso di Kraal. Si tratta
della morte di quattro persone uccise da Mr Adams e
la sua squadra. Le versioni differiscono totalmente.
La ricostruzione della polizia parla di scontro a fuoco,
di spari provenienti dall'interno della casa a cui la
risposta è stata obbligatoria. Invece i numerosi
testimoni che si sono susseguiti sullo scranno della
corte di giustizia hanno raccontato che i quattro, due
uomini e due donne, erano impegnati in una partita a
domino intorno ad un tavolino in veranda e che le forze
dell'ordine sono uscite sparando dal mezzo di trasporto.
Tra i presenti c'è una quinta vittima, forse
quella che porterà i segni più marcati
del ricordo del raid. E' una bambina che ha oggi nove
anni, figlia di Lowena Thomas, una delle uccise, anche
essa presente all'interno della casa. La sua traumatica
testimonianza racconta: "ho visto i poliziotti
arrivare di corsa e mia madre mi ha detto scappa. Siamo
corse in camera da letto e lei mi teneva forte, poi
sono entrati i poliziotti, tre mi pare, sbattendo per
terra tutto quello che trovavano sul loro cammino e
mia madre è stata spinta su uno dei due letti
mentre zia Angie, l'altra donna, mi abbracciava forte.
Un poliziotto le ha detto di lasciarmi andare e di farmi
uscire ma Angie si è rifiutata, così il
poliziotto l'ha presa per la gola e l'ha stretta finchè'
lei mi ha urlato di correre via. Quando sono arrivata
fuori sono stata accompagnata in giardino da un altro
poliziotto e dopo poco ho sentito degli spari".
La due donne sono state trovate morte in camera da letto.
La bambina vive ora all'estero a carico del programma
di protezione per i testimoni.
Un episodio che ha sollevato molteplici polemiche e
un processo seguito quotidianamente dalla stampa e da
tutte le organizzazioni per la difesa dei diritti umani.
I leader dei 'Jamaicans for Justice' hanno presenziato
a turno tutte le udienze e Carolyn Gomes, il direttore
esecutivo, è stata duramente ammonita dal giudice
per aver scosso la testa in segno di disapprovazione
rispetto all'andamento del dibattito, rischiando la
prigione. 'Amnesty International' ha inviato due avvocati
da Londra per monitorare il processo e Scotland Yard,
che è in forza in Giamaica da oltre un anno per
assistere la polizia locale nel "necessario cambiamento
per modernizzarla, per garantire che le indagini siano
svolte professionalmente e le prove siano raccolte senza
interferenze", ha eseguito personalmente buona
parte delle investigazioni. Per la prima volta in un
processo alcuni testimoni erano poliziotti, una novità
senza precedenti vista la solidarietà indeflettibile
che contraddistingue le forze dell'ordine.
Nonostante tanta mobilitazione il verdetto è
stato l'assoluzione di tutti gli imputati, e sulla scalinata
della Corte Suprema è stato improvvisato un brindisi
con tanto di champagne, fotografi e scene di euforia
collettiva. Mr Adams, in gessato nero con un fiore giallo
all'occhiello, ha stappato la bottiglia e promesso che
tornerà al suo posto di battaglia. Ma la sua
riammissione è tutta da verificare perchè
il disagio per una storia ricca di ombre e di contraddizioni
resta talmente forte che il Pubblico Ministero ha dichiarato
in un discorso al 'Kiwanis Club' di non potersi capacitare
del verdetto vista la ricchezza delle prove, la credibilita
dei testimoni e l'impegno del suo ufficio. Una sortita
poco istituzionale ma molto istruttiva per chi continui
a chiedersi come Admas sia riuscito a scamparla. In
realtà il verdetto significa impunità
per le forze dell'ordine, licenza di uccidere senza
la stolta preoccupazione di dover rispondere di alcun
tipo di eccesso ed il risultato deflagrante della sentenza
è già sotto gli occhi di tutti. Dal 1
gennaio le forze dell'ordine hanno ucciso 16 volte.
Tra le gente i sentimenti sono ambivalenti. Per molti
ragazzi dei ghetti Rambo è l'esempio da seguire.
La sua grinta, le sue bandane, gli eterni occhiali a
specchio e l'armamentario bellico che ama indossare
sono considerati il top nell'universo di chi vive ai
margini della legge. Curiosamente Adams è popolare
proprio tra i suoi possibili bersagli. Ma il fatto è
che che la legge del più forte e la malavita
condividono gli stessi codici di comportamento, gli
stessi stereotipi dell'uomo duro, del badman pericoloso
e intoccabile, un mito di forza e potere molto sentito
dalla povera gente che è cresciuta conoscendo
solo la legge del taglione.
Sconcerto e rabbia invece tra chi vorrebbe un paese
governato secondo i criteri della legalità, che
auspica la prevenzione del crimine e non la pratica
della rappresaglia.
E intanto la canzone passa spesso su varie emittenti
radio mentre altre realtà hanno deciso di non
trasmetterla o di non comprarla. Lampadread, socio fondatore
dei 'One Love Hi Pawa', la più famosa e radicata
realtà del reggae italiano che somma l'autorevolezza
di un sound system storico, di un negozio di musica
a Roma e di un poderoso export di dischi basato a Kingston,
illustra la sua scelta: "One Love ha deciso di
non comprare il disco anche perchè al nostro
pubblico in Italia farebbe davvero schifo sentire Adams
in una dance. Per quello che vedo vivendo in Giamaica
non mi sento di condividere un progetto simile. Una
cosa del genere mi mette paura perchè santifica
l'impunità. Alle volte mi chiedo se chi governa
non stia perdendo il controllo sulla polizia. Il sistema
di giustizia qui mi sembra in bilico tra il vecchio
modello inglese con tanto di parrucche in corte e punizioni
comminate a base di frustate e il modello americano
dell'hip hop che rappresenta la glorificazione del gangster".
Intanto continuano ad arrivare sull'isola gli esperti
di Scotland Yard, segno che non tutti la pensano come
Rambo e che la necessità di una riqualificazione
delle forze dell'ordine è faccenda urgente anche
perchè il rapporto tra polizia e cittadini è
estremamente difficile. Capita spesso che le azioni
delle volanti siano intralciate dalla gente delle varie
comunità che li accoglie a sassate e che dimostra
con rabbia contro l'ennesima sparatoria che lascia sul
selciato ragazzi dei ghetti appena adolescenti. Seminari,
training, corsi di specializzazione, la presenza di
donne poliziotto nei vari commissariati per assistere
le donne che denunciano violenze e abusi sono gli strumenti
necessari per combattere la pericolosa tendenza a farsi
sbrigativamente giustizia da soli.
Maria
Carla Gullotta