I progetti in cantiere |
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Quelli che
seguono sono i progetti e le iniziative che Stand
Up for Jamaica sta cercando di intraprendere,
attraverso la mediazione di Maria Carla Gullotta, nostro
corrispondente dalla Giamaica, tramite le offerte e le
donazioni raccolte attraverso la partecipazione ad eventi,
la diffusione di materiale informativo, l'intervento di
privati e la collaborazione con altri reggae partners,
dalle associazioni no profit ai portali di informazione
della reggae comunity in Italia, che ringraziamo per lo
spazio che ci danno.
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ANTEFATTO
La Giamaica è famosa tra i più per le sue incantevoli spiagge, per la magia del battito in levare della reggae music e del Marley profeta, e per il profumo delle sue erbe proibite. Ma alle immagini patinate di una vacanza da sogno si accompagna il senso di allarme che coglie molti visitatori a causa della sua fama di violenza e di pericolo.
Ghetti in fiamme, bande di gunmen, il coprifuoco che regolarmente si abbatte sulle zone più turbolente di Kingston suscitano una sensazione di disagio tra chi, pur amando il suo fascino leggendario, si propone di farci una capatina in tutta tranquillità. In realtà nulla di tutto ciò tocca i visitatori visto che la violenza è circoscritta solo agli slums delle città.
Oltre a Kingston, spetta a Spanish Town il primato di luogo invivibile e la sua periferia è una teoria di catapecchie di cartone e lamiere arrugginite arrampicate ai lati di una immensa fogna a cielo aperto che, ad ogni stagione delle piogge, diventa una palude infetta di liquami e vecchie carcasse galleggianti per la gioia dei bambini della zona che li cavalcano come delle zattere.
Marsh Pen, che conta circa 30.000 residenti, è zona più degradata e al centro della sua spianata si trova la Macauley Primary School, la scuola elementare, protetta da un robusto sbarramento di inferriate per evitare assalti notturni alle sue pur modeste masserizie. Tre anni fa l'uragano Ivan si è trascinato via il tetto della scuola e ha divelto tutte le strutture elettriche lasciando la scuola senza copertura e senza luce. Così i 1.540 bambini che la frequentavano erano costretti a farlo a singhiozzo. Niente lezioni nei giorni di pioggia, tutti a casa prima che facesse buio. Le classi si allagavano e i pompieri erano stanchi per le continue chiamate del preside.
Su segnalazione di Monsignor Richard Albert, l'arcivescovo dei poveracci, la sezione locale di Amnesty International è andata a visitare le scuola ma le sue risorse economiche sono scarse sia perchè il gruppo non è troppo poderoso, sia perchè mille sono le richieste quotidiane di aiuto e assistenza. Così dall'Italia è arrivato il fantastico contributo della gente del reggae. Stand up for Jamaica, una piccola ONG, ha creato una sorta di coalizione tra chi ama la musica reggae e promosso, con l'aiuto di sound, di artisti, di gente qualunque, una raccolta fondi per finanziare progetti in Giamaica. Un lavoro paziente di informazione e supporto che è approdato su tanti web, tante fanzine e tante dancehall in cui il messaggio del reggae veniva onorato con il gesto di partecipazione attiva.
E COSI' E' SUCCESSO CHE....
Dopo la prima visita alla scuola sono stati stanziati dei fondi e un tetto nuovo di zecca scintilla fin da lontano mentre la scuola è stata interamente pitturata di un giallo smagliante. Porte finalmente aperte e lezioni regolari. Un buon inizio per aprire un dialogo con i genitori, se si fossero presentati alle riunioni indette dal preside. Così è iniziato un lavoro diverso, cercando di stimolare la curiosità dei genitori indicendo un'assemblea generale con un paio di ospiti sul tema scottante della violenza nella zona. Il primo tentativo ha raccolto una cinquantina di madri che si sono entusiasmate per il modo insolito e poco formale di gestire l'incontro e che hanno chiesto che se ne riparlasse il mese successivo.
All'appuntamento, grazie al passa parola, l'aula era affollata di gente, quasi tutte donne, visto che in Giamaica i mariti hanno la pericolosa tendenza a sparire appena scoprono di doversi prendere delle responsabilità. Tanti visi segnati dalla diffidenza, abiti poveri ma molto appariscenti, una sorta di aggressività non latente nei loro modi. Il seminario era relativo alla salute e alle malattie veneree. L'ospite, una ragazza con l'AIDS che ha accettato di fare da testimonial nella campagna indetta per limitarne i danni. Un'ondata di emozione è passata tra le file di sedie, nel vederla così giovane e così coraggiosa. La sua storia era identica a quella di tante madri. Sesso precoce, nessuna precauzione, qualche soldino per comprarsi gli orecchini d'argento, la spensieratezza di chi non crede che possa capitare proprio a lei. E poi la maledizione del virus diagnosticato tardi e un bambino di due anni nato positivo. Un momento straordinariamente emotivo che ha portato a galla la paura di molte di loro, e la consapevolezza che i loro compagni potrebbero averle tradite e condannate.
Da quel giorno i seminari hanno raccolto più di 400 mamme. Si è discusso di salute, di educazione dei figli, ma soprattutto del sentimento costante di paura che accompagna le loro giornate. Paura in un quartiere così violento dove i figli maschi tra i 15 e i 30 anni corrono costantemente il rischio di essere ammazzati, ma terrore anche all'interno delle pareti domestiche in cui gli abusi e le botte sono quotidiani.
Per costruire un percorso di consapevolezze, gli incontri sono stai pensati con un linguaggio che potesse arrivare loro ed è stato spesso utilizzato il gruppo teatrale di Women Media Watch, una ONG di donne, che ha drammatizzato in modo colorito e con l'aiuto del patois, storie quotidiane e spaccati di vita, chiedendo poi alle madri di reagire, commentare, interagire. Si è riso molto ma anche molto pensato e alla fine dello scorso anno scolastico per tirare le somme del lavoro svolto, è toccato alle madri dire cosa fare per continuare: "Se non troviamo un lavoro ci tocca tornare da dove siamo arrivate, ci tocca digerire quello che abbiamo imparato a considerare sbagliato. Abbiamo bisogno di lavoro per pretendere indipendenza".
LA SPERANZA
Cosi dall'inizio del 2007 la Macauley Primary ha aperto le porte oltre l'orario delle lezioni e iniziato,con il supporto dell'agenzia governativa per il lavoro, Heart Programme, tre corsi professionali per cameriera di albergo, chef e barista. Il giorno in cui erano previsti i test di ingresso, la scuola ara al massimo delle sue possibilità di capienza ma, durante lo svolgimento della prova, troppe madri non sapevano leggere le domande poste. Così, a lato dei corsi professionali, le due vicepresidi hanno deciso di dare un prezioso contributo di volontariato organizzando un corso di alfabetizzazione.
Giovedì 29 novembre 2007 sarà una giorno speciale. Una gran festa accompagnerà la premiazione del primo set di graduate e per loro una sorpresa. Tutti i posti di lavoro già garantiti presso due grandi alberghi. Un momento magico che scuote con forza l'abitudine alla sconfitta e apre la via all'idea che si può sconfiggere la paura con un briciolo di intraprendenza. Tutti indosseranno i loro migliori sorrisi per accogliere gli ospiti che accompagneranno la premiazione. Una breve performance dedicata alle donne sarà la seconda sorpresa insieme ad un duplice annuncio.
Da gennaio parte infatti un nuovo corso professionale e apre i battenti la Drama School, una scuola di teatro che, oltre a insegnare ad esprimere i propri sentimenti, ha l'ambizioso progetto di costruire uno spettacolo da proporre sia all'interno della scuola per la festa di fine anno, sia una forma di teatro itinerante che che offrirà rappresentazioni nelle varie strutture pubbliche della regione. Servirà a condividere con tanti altri l'avventura partita dalla Macauley Primary School. Servirà anche più prosaicamente a raccogliere fondi per fare di più.
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Riabilitazione e penitenziario
Ormai è il terzo anno che lavoriamo al penitenziario di Tower Street in downtown Kingston.
Una fortezza con tanto di torrette, guardie appostate e fili spinati in cui sono rinchiusi oltre 1.500 prigionieri che hanno commesso grossi reati.
Come avete già letto abbiamo iniziato ad essere presenti nel laboratorio musicale e abbiamo finanziato sia il laboratorio, che lo studio di registrazione, e ultima novità, la radio. Si chiama FREE FM (www.mcclinks.com/FreeTowerSt/freefm.html) e si sente in tutto il penitenziario e anche fuori in streaming.
Dallo scorso anno partecipo ai programmi radio con una rubrica che si intitola “Beyond the Boundaries”.
Si parla di ciò che accade fuori e di cosa accade dentro al cuore delle persone rinchiuse
Un lungo percorso e tante risposte tramite bigliettini e brevi discorsi, se le guardie non sono troppo attente
Abbiamo discusso di uomini e donne e abbiamo molto parlato di figli. Infatti chi è dentro perde il contatto con loro e continua a chiedersi se i figli li dimenticheranno.
Abbiamo provato a costruire un ponte con disegni, lettere, poesie, piccoli prodotti artigianali da mandare ai figli.
Un modo per essere presenti e per fare capire che vengono amati anche se da lontano. All' inizio di quest'anno scolastico abbiamo fatto preparare tante lettere che dicevano "non ti posso portare per mano fino al tuo primo giorno di scuola, il mio errore ha danneggiato molto anche te, figlio mio, e il mio desiderio è dirti che ti accompagno con il mio cuore ad ogni passo che farai domani a scuola. Ti penso e sono orgoglioso di te e credo che sarai bellissimo/a con la tua uniforme nuova". Molti hanno spedito il messaggio e tanti bambini hanno risposto.
La morte dei sentimenti e del lato affettivo è una delle prima conseguenze dell'essere in prigione. Non si crede più a nulla per paura di non essere più accettati.
Nel mese di ottobre iniziamo una gara di poesie e dub che verranno lette e votate e spero che serva a contribuire non solo a scrivere meglio ma a mantenere vivi fantasia e creatività.
Da lunedì 27 ottobre riapre la scuola interna al carcere e sarà dura perché dopo lo scorso anno, in cui abbiamo fatto molto per migliorarla, gli iscritti sono aumentati di parecchio. Erano 130 e ora potrebbero essere 270 e non sappiamo dove metterli!!
Occorre tutto, penne quaderni, matite, libri, temperamatite, gessetti ecc e visto il numero occorrono grosse quantità. Per ora ho acquistato del materiale ma abbiamo delle novità: ho trovato 4 giovani universitari che verranno a fare lezione una volta alla settimana ciascuno. Un grosso aiuto anche perché vedere facce nuove fa bene e stimola l'attenzione. Ho anche rimediato parecchi libri telefonando a tutte librerie e biblioteche trovate sull'elenco telefonico. Sono arrivate casse di libri di tutti i tipi. Alcuni sono un pò ridicoli, ci sono libri da cucina, testi di ragioneria e altra roba abbastanza inutile ma molti di loro possono essere usati. Apriremo un servizio di biblioteca stabile e sarà in mano a tre detenuti che sono già agitatissimi per la responsabilità di non farsi fregare i libri dati in prestito.
Molto ancora e da fare. Si muore di caldo perchè la scuola è in un capannone con il tetto di zinco e dopo due ore di lezione sudiamo a catinelle. Occorrono dei ventilatori e vorrei tanto comprare un proiettore per mostrare film e documentari e magari anche dei cd rom.
E occorre urgentemente un gabinetto perchè chi deve usare il bagno è costretto a tornare al suo braccio e possesso non riesce a riuscire visto che qualche guardia cretina non lo lascia tornare a scuola. Forse non è una cosa tanto romantica ma il bagno ci serve a tutti i costi!!! Ora proveremo a vedere il costo dei materiali e la manodopera è stata offerta da tantissimi prigionieri.
Vorrei aprire un laboratorio di artigianato. Alcuni dei detenuti fanno cose bellissime e potrebbero guadagnare qualcosa. Ma credo siano sogni un pò ambiziosi perché i fondi sono pochi.
Perciò pensiamo a cosa fare e scegliamo quello che è più urgente e continuiamo a lavorare. Forse sembrerà ridicolo ma lavorare con i detenuti è bello e motivante. Peccato che non si possa dire altrettanto della direzione carceraria che o se ne frega del tutto oppure fa il possibile per sabotare i progetti. Certe volte è davvero scoraggiante e la tentazione di litigare è fortissima. Ma meglio stare calmi o in una guerra di potere chi ci rimette sono i detenuti.
Molti di loro hanno sentito parlare di aiuti italiani e sono curiosi di conoscervi. Se riesco provo a scannerizzare il volantino della radio!! |
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