Ma Vybz Kartel, stella del momento, fa di più,
lancia il fatidico grido «Battyboys affided»,
morte ai gay, con un appellativo che più dispregiativo
non si può, e Beenie man, il re della dancehall,
lo imita, dando il la a una pirotecnica serie di insulti
all'indirizzo degli omosessuali.
Salta la diretta, poi riprende a singhiozzo censurando
con continui blackout audio le intemperanze offensive
così poco adatte a una serata per famiglie. Il
giorno dopo la polemica si sposta sulla stampa e piovono
lettere di protesta di persone inferocite per lo spettacolo
imbarazzante offerto in mondovisione. Sponsor, organizzatori
e Byron Lee, re del calypso e star della serata, si
presentano in tv offrendo scuse non formali e promettendo
che gli artisti fuori dalle righe non saranno più
invitati. Ma era già capitato che i concerti
fossero tormentati dall'invettiva contro i gay. Mani
alzate tra il pubblico per simboleggiare un assenso
collettivo rispetto al fatto che in Giamaica si è
maschi veri. Una polemica che si accende di toni sempre
più aspri da entrambe le parti. Gli artisti rivendicano
la libertà di espressione, contro ogni censura,
e sventolano la Bibbia chiamandola a testimone degli
abomini di Sodoma e Gomorra in una nazione in cui la
sodomia è fuori legge.
La società giamaicana, a parte i fan della dance,
si ritrova nella posizione difficile di dover fare fronte
a un crescendo di violenza e di volgarità in
un momento storico che vede l'incontrollabile aumento
della criminalità e della paura tra la gente,
che invoca l'applicazione della pena di morte, squadre
speciali della polizia in difesa di quartieri resi ormai
invivibili e impunità nei casi di autodifesa.
Certo è che una società violenta produce
musica altrettanto aggressiva ed è un vero peccato
perché la musica reggae è il lasciapassare
della Giamaica. Un business da milioni di dollari che
ha valicato i confini dell'isola per esportare artisti
e canzoni da hit parade in tutto il mondo. Un ritmo
magico che ha saputo cantare con parole bellissime.
Ma gli artisti sono figli dei ghetti, fuggiti dall'emarginazione
solo attraverso la musica, e nei loro testi compaiono
la rabbia, come abbiamo imparato dai tempi di Marley,
ma anche i pregiudizi di chi del mondo ha visto e orecchiato
solo tra le lamiere di zinco fatiscenti che racchiudono
universi fatti di vita di strada, solitudine e abbandono
sociale. La rebel music acquista toni diversi.
Alla
tradizione di spacconate sessuali e di ironica contestazione
di politica e costume, alla denuncia dell'ingiustizia
e del razzismo si somma una rabbia senza bersagli di
valore. Facile prendersela con i gay, affrontando solo
marginalmente i veri problemi. Le associazioni di gay
giamaicane continuano a denunciare percosse, assalti,
azioni dimostrative nelle case di cittadini colpevoli
solo di essere omosessuali: quattro morti nel 2004 e
oltre 180 denunce di violenza. Giamaica chiama ed Europa
risponde.
Partono le denunce di OutRage, associazione omosessuale
inglese, la Gran Bretagna mette al bando sei artisti
giamaicani colpevoli di testi definiti razzisti, per
il Rototom Sunsplash (1-9 luglio), uno dei reggae eventi
più importanti in Europa, una lettera aperta
sul sito comunica ai partecipanti che il festival non
ospiterà artisti che cantino liriche omofobe.
«Tra la politica del Rototom, che si è
sempre battuto contro violenza e discriminazione, onorando
il messaggio storico della musica reggae, e i cantanti
che pretendono di venire a offendere quelli che noi
definiamo nostri fratelli esiste un abisso che va oltre
le differenze culturali». Per dare un'indicazione
attiva rispetto a un dibattito che va affrontato senza
indugi, il festival ha organizzato un incontro con il
leader dell'associazione gay giamaicana J Flag.
Per lo stesso motivo di coerenza ha deciso di cancellare
lo show di Beenie man. L'associazione Sos Jamaica ha
lanciato una campagna che si intitola Stop murder music
e la porterà, alla fine di luglio, al reggae
festival di Colfelice, appuntamento in provincia di
Frosinone che riscuote crescente attenzione proprio
perché lì il reggae si fa discussione.
Intanto i Fire Burn, rappresentanti dell'ala più
intransigente del movimento rasta, e nomi musicali prestigiosi
quali Capleton e Sizzla si trovano improvvisamente ad
affrontare tempi duri. Cancellato il tour europeo di
Sizzla e concerti a rischio per quello di Capleton.
L'artista ha appena tenuto un spettacolo entusiasmante
a Roma dove i suoi «speech», gli interventi
parlati, hanno dimostrato coerenza, correttezza e profondità.
Diverso il clima al Metarock di Pisa dove l'Arcigay
si è mobilitato davanti agli ingressi, distribuendo
volantini di denuncia contro The Prophet. In Germania
e Francia si cancellano concerti e i festival chiedono
ai cantanti di firmare una postilla che garantisca la
pulizia dei testi. Una situazione di forte disagio serpeggia
tra chi ama il reggae, combattuto tra un amore orgoglioso
che è quasi una fede e la difficoltà a
confrontarsi con testi pesanti come pietre.
Per
fortuna il reggae ha molte anime e una vitalità
inarrestabile che ha appena registrato un'ondata di
entusiasmo nell'esplosione di personaggi carismatici
come Richie Spice e Chuck Fenda, i più attesi
al Rototom, sia perché arrivano in Europa per
la prima volta, sia perché a loro è legata
la speranza di chi ama il conscious reggae, la musica
di contenuti. Fenda, che si definisce il «Poor
people defender», ha scritto musica emozionante
che unisce divertimento e impegno. Nato nel St. Catherine,
le sue parole ricordano un po' i testi di Marley, come
nella canzone Vampires dove bruciano nel fuoco corruzione
e prevaricazione. Ma non i gay.
Maria Carla Gullotta