15.06.2005

CON IL REGGAE NEL CUORE


Kingston, Giamaica, 1° maggio 2005, si chiudono in bellezza i festeggiamenti per il carnevale. Sul modello brasiliano, il Carnevale giamaicano è poderoso, con sfilate, carri allegorici, stupende ragazze sexy vestite di poco e balli di strada, fino alla festa finale nel grande comprensorio del Mass Camp dove si esibiscono i nomi di punta del nuovo reggae e, soprattutto, della dancehall. Collegamento in diretta con le reti tv nazionali e, visto che è domenica, un numero inverosimile di bambini che partecipano all'eccitazione generale. Nel bel mezzo del concerto partono un paio di parolacce dal palco. Lo sconcerto non è troppo accentuato perché tutti sanno che gli artisti della dance sono verbalmente incontenibili.

Ma Vybz Kartel, stella del momento, fa di più, lancia il fatidico grido «Battyboys affided», morte ai gay, con un appellativo che più dispregiativo non si può, e Beenie man, il re della dancehall, lo imita, dando il la a una pirotecnica serie di insulti all'indirizzo degli omosessuali.

Salta la diretta, poi riprende a singhiozzo censurando con continui blackout audio le intemperanze offensive così poco adatte a una serata per famiglie. Il giorno dopo la polemica si sposta sulla stampa e piovono lettere di protesta di persone inferocite per lo spettacolo imbarazzante offerto in mondovisione. Sponsor, organizzatori e Byron Lee, re del calypso e star della serata, si presentano in tv offrendo scuse non formali e promettendo che gli artisti fuori dalle righe non saranno più invitati. Ma era già capitato che i concerti fossero tormentati dall'invettiva contro i gay. Mani alzate tra il pubblico per simboleggiare un assenso collettivo rispetto al fatto che in Giamaica si è maschi veri. Una polemica che si accende di toni sempre più aspri da entrambe le parti. Gli artisti rivendicano la libertà di espressione, contro ogni censura, e sventolano la Bibbia chiamandola a testimone degli abomini di Sodoma e Gomorra in una nazione in cui la sodomia è fuori legge.

La società giamaicana, a parte i fan della dance, si ritrova nella posizione difficile di dover fare fronte a un crescendo di violenza e di volgarità in un momento storico che vede l'incontrollabile aumento della criminalità e della paura tra la gente, che invoca l'applicazione della pena di morte, squadre speciali della polizia in difesa di quartieri resi ormai invivibili e impunità nei casi di autodifesa. Certo è che una società violenta produce musica altrettanto aggressiva ed è un vero peccato perché la musica reggae è il lasciapassare della Giamaica. Un business da milioni di dollari che ha valicato i confini dell'isola per esportare artisti e canzoni da hit parade in tutto il mondo. Un ritmo magico che ha saputo cantare con parole bellissime. Ma gli artisti sono figli dei ghetti, fuggiti dall'emarginazione solo attraverso la musica, e nei loro testi compaiono la rabbia, come abbiamo imparato dai tempi di Marley, ma anche i pregiudizi di chi del mondo ha visto e orecchiato solo tra le lamiere di zinco fatiscenti che racchiudono universi fatti di vita di strada, solitudine e abbandono sociale. La rebel music acquista toni diversi.

Alla tradizione di spacconate sessuali e di ironica contestazione di politica e costume, alla denuncia dell'ingiustizia e del razzismo si somma una rabbia senza bersagli di valore. Facile prendersela con i gay, affrontando solo marginalmente i veri problemi. Le associazioni di gay giamaicane continuano a denunciare percosse, assalti, azioni dimostrative nelle case di cittadini colpevoli solo di essere omosessuali: quattro morti nel 2004 e oltre 180 denunce di violenza. Giamaica chiama ed Europa risponde.

Partono le denunce di OutRage, associazione omosessuale inglese, la Gran Bretagna mette al bando sei artisti giamaicani colpevoli di testi definiti razzisti, per il Rototom Sunsplash (1-9 luglio), uno dei reggae eventi più importanti in Europa, una lettera aperta sul sito comunica ai partecipanti che il festival non ospiterà artisti che cantino liriche omofobe. «Tra la politica del Rototom, che si è sempre battuto contro violenza e discriminazione, onorando il messaggio storico della musica reggae, e i cantanti che pretendono di venire a offendere quelli che noi definiamo nostri fratelli esiste un abisso che va oltre le differenze culturali». Per dare un'indicazione attiva rispetto a un dibattito che va affrontato senza indugi, il festival ha organizzato un incontro con il leader dell'associazione gay giamaicana J Flag.

Per lo stesso motivo di coerenza ha deciso di cancellare lo show di Beenie man. L'associazione Sos Jamaica ha lanciato una campagna che si intitola Stop murder music e la porterà, alla fine di luglio, al reggae festival di Colfelice, appuntamento in provincia di Frosinone che riscuote crescente attenzione proprio perché lì il reggae si fa discussione. Intanto i Fire Burn, rappresentanti dell'ala più intransigente del movimento rasta, e nomi musicali prestigiosi quali Capleton e Sizzla si trovano improvvisamente ad affrontare tempi duri. Cancellato il tour europeo di Sizzla e concerti a rischio per quello di Capleton. L'artista ha appena tenuto un spettacolo entusiasmante a Roma dove i suoi «speech», gli interventi parlati, hanno dimostrato coerenza, correttezza e profondità. Diverso il clima al Metarock di Pisa dove l'Arcigay si è mobilitato davanti agli ingressi, distribuendo volantini di denuncia contro The Prophet. In Germania e Francia si cancellano concerti e i festival chiedono ai cantanti di firmare una postilla che garantisca la pulizia dei testi. Una situazione di forte disagio serpeggia tra chi ama il reggae, combattuto tra un amore orgoglioso che è quasi una fede e la difficoltà a confrontarsi con testi pesanti come pietre.

Per fortuna il reggae ha molte anime e una vitalità inarrestabile che ha appena registrato un'ondata di entusiasmo nell'esplosione di personaggi carismatici come Richie Spice e Chuck Fenda, i più attesi al Rototom, sia perché arrivano in Europa per la prima volta, sia perché a loro è legata la speranza di chi ama il conscious reggae, la musica di contenuti. Fenda, che si definisce il «Poor people defender», ha scritto musica emozionante che unisce divertimento e impegno. Nato nel St. Catherine, le sue parole ricordano un po' i testi di Marley, come nella canzone Vampires dove bruciano nel fuoco corruzione e prevaricazione. Ma non i gay.
Maria Carla Gullotta