Buju Banton in tour in Italia - Giugno 2006: Il boicottaggio, le iniziative, le petizioni

Stand Up for Jamaica

Abbiamo ricevuto diversi messaggi relativi allo spettacolo che Buju Banton terrà a Roma e abbiamo deciso di pubblicare sul sito di Stand up for Jamaica tutte le email che ci verranno inviate.
Stand Up fa informazione sulla Giamaica con particolare attenzione rispetto a tutte le situazioni che riguardano i diritti umani...
Senza voler fare una campagna personale contro un singolo artista, cosa che ha poco senso visto che esprime una mentalità molto diffusa in Giamaica.
Bisogna però dire che quanto da noi sembra innocuo e solo di cattivo gusto in Giamaica si traduce in persecuzioni, minacce, botte, e a volte omicidi di attivisti. Vi invitiamo a leggere sul sito la lettera inviata da Damion .... per capire cosa significhi vivere da gay sull'isola.
Non è piu un gioco, è un continuo regime di terrore e le parole di alcune canzoni provocano una sorta di esaltazione collettiva che si traduce in fatti di sangue. Ognuno è libero di amare e scegliere ma la cosa più importante è conoscere e capire.
Conoscere cosa significano certi testi e capire che finchè in Giamaica l'omosessualità è fuori legge nulla potrà cambiare perchè un gay è punibile come un ladro, un assassino, un corrotto. Crediamo che la cosa piu' importante sia chiedere con forza che una legge che discrimina alcuni cittadini sia cambiata. Facciamolo con i nostri mezzi, petizioni, lettere, ma non mettiamo una pietra pesante di silenzio su una situazione che ha gia provocato oltre 50 morti in due anni e un numero infinito di richieste di asilo all'estero. Andarsene da casa propria è durissimo, pensare di vivere sempre con la paura deve essere insopportabile...
Vi segnaliamo l'articolo uscito sull'ultimo numero di Internazionale. E' scritto da Gary Younge, corrispondente dalla Giamaica dell'Associated Press, giornalista che conosce bene la realtà locale visto che ci vive ormai da 12 anni.

Radio Onda Rossa e c.s.a. La Torre

NON SOLO REGGAE - Disertiamo il Silenzio

Che il reggae sia nato come espressione del popolo giamaicano non ci sono dubbi, ma quello che l'ha reso patrimonio collettivo è stata la sua capacità di superare i confini della Giamaica. Da un lato l'universalità del messaggio (grazie ad artisti come Bob Marley, Peter Tosh, Marcia Griffith, ecc ...), dall'altro l'estrema facilità con cui questa musica è diventata veicolo ed espressione di realtà e denunce politiche e sociali nei vari luoghi del mondo.

La scena reggae romana/italiana ha sempre cercato di coniugare l'esigenza di un'altra socialità con i percorsi di lotta che hanno attraversato e continuano ad attraversare i centri sociali. I sound system, le crew, le massive, insieme alle compagne e ai compagni dei centri sociali si sono sempre assunte la responsabilità di fare delle scelte. Il reggae infatti, come qualsiasi altra musica, porta con se i pregiudizi verso altre forme di sessualità, che non sia l'eterosessualità, e una visione sessista, maschilista e patriarcale di quello che dovrebbe essere il ruolo della donna nella società.

Creare un contesto di libera espressione delle individualità passa anche attraverso la possibilità di viversi tranquillamente la propria sessualità all'interno di quel contesto. Questo è impossibile se quello che passa attraverso il vinile o che esce da un palco è un messaggio discriminatorio o violento e se chi ascolta non si pone il problema della qualità del proprio divertimento.
Un esempio del reggae che non vogliamo ascoltare è quello sessista ed omofobo di Buju Banton. Un artista bandito in tutta Europa per i contenuti espressi dalle sue liriche; un artista che alle parole ha fatto seguire i fatti, sottraendosi alle proprie responsabilità con un silenzio assordante. Nonostante tutto questo vorrebbero riproporcelo nuovamente qui a Roma, in un concerto dal vivo il 29 giugno.

NOI NON ANDREMO A VEDERE E A SENTIRE BUJU BANTON.

Noi la sera del 28 giugno proporremo la "nostra" musica reggae, quella che parla di vita quotidiana, di problemi, di amore, di socialità, di condivisione, di gioia. Invitiamo i centri sociali, le associazioni, i collettivi, i sound system, le crew, le band, i singoli e le singole della reggae massive (e non) a disertare il concerto e ad aderire al comunicato.

Il reggae non può e non deve essere una musica suonata e ballata passivamente. Per adesioni scrivere a: nonsoloreggae@autistici.org

Social Reggae Project

BOICOTTA BUJU BANTON A ROMA IL 29 GIUGNO

Ciao a tutti,
come molti di voi gia' sapranno, a fine giugno si esibira' a Roma a villa ada Buju Banton per un concerto reggae. Si potrebbe essere tentati ad andare...concerto reggae...villa ada... estate....

NOI DICIAMO DECISAMENTE NO.....
Le ragioni sono semplici...
noi del Social Reggae Project come abbiamo da sempre detto e fatto, promuoviamo solo un certo tipo di musica reggae quella dei messaggi rivoluzionari che a livello internazionale hanno permesso di mettere in moto una ondata di presa di coscienza e visione della vita. Buju Banton, purtroppo, cosi' come altri artisti giamaicani dei nostri giorni promuove violenza con testi omofobici e con atti pratici ( ha piu' volte aggredito con veri e propri pestaggi di gruppo ragazzi omosessuali)..... Andreste ad incitare ed applaudire un facinoroso e rissoso da stadio?.......Da
tempo noi come molti altri del reggae diciamo che bisogna capire cosa si sta ballando prima di alzare le mani al cielo durante le dancehall e chiedere i "come again". Ci meravigliamo ma neanche troppo che villa
ada posto che da sempre promuove serate in collaborazione con associazioni impegnate nel sociale possa dare spazio a persone degenere....... Consigliamo vivamente di informarsi circa la violenza di questo personaggio, sposiamo in pieno la campagna di boicottaggio per il 29 06 06 promossa da la torre, stand up for jamaica ecc. e per
tutti gli amanti del reggae ribadiamo di iniziare ad ascoltare e capire un po di piu' questa musica anche per i contenuti oltre che per le vibes ...........